MONOGRAFIE

2016

Gianpietro Carlesso - Curvature

(edizioni: italiano, inglese)

Testo di Roberto Lacarbonara

Disegni di Gianpietro Carlesso

Sculture fotografate da Katarina Brešan,

Matteo Carlesso, Piero Casadei, Massimo Crivellari, Annamaria Lamastra

Copertina rigida 

76 pagine

Ronchini Gallery, Londra

 

In questo volume Roberto Lacarbonara rivela la linea teorica della serie "Curvature".


1. Quasi un’onda 

 

Ora, la vita è un’evoluzione. Noi concentriamo un periodo di questa evoluzione in una veduta stabile che chiamiamo FORMA e quando il cambiamento è diventato abbastanza considerevole da vincere la beata inerzia della nostra percezione, diciamo che il corpo ha cambiato forma. Ma, in realtà, il corpo cambia forma in ogni istante. O meglio, non esiste forma, poichè la forma è qualcosa di immobile e la realtà è movimento. Ciò che è reale è il cambiamento continuo di forma: la forma non è che un’istantanea scattata su una transizione.

 

H. Bergson, L’evoluzione creatrice

 

(…). 

2. Per una “Teoria della Vita”

 

L’atto di nascita delle Curvature si inscrive nel gesto di una deformazione. Nel numero zero di queste nuove sculture, risalente al 2008, Carlesso compie un’operazione plastica di estrema immediatezza intuitiva e di grande implicazione semantica. L’artista sembra ricorrere inizialmente alla forma perfettamente circolare di un anello in marmo rosso d’Albania ma si priva immediatamente della compiutezza astratta del tondo decidendo di piegarne due estremi, l’un verso l’altro, fino quasi a congiungerli ma, di fatto, lasciando uno spazio sufficiente a renderli distinguibili e distaccati. Il cerchio così ottenuto, piegato su se stesso, conserva ancora l’eredità simmetrica della propria costitutiva estensione così come la continuità fluida delle sue torsioni: nessuna piega ne spezza il movimento, la curva è sempre in progressione ma la geometria ha smesso di esistere.

(…).

Un pensiero della disobbedienza sembra radicarsi nella stessa mutevolezza che ogni opera comporta, nutrendosi della propria irredimibile “tendenza-a”, costante disposizione alla svolta, all’alterazione della linea. Si tratta di una assunzione epistemica fondamentale che troveremo nel corso dell’intero sviluppo della produzione di Carlesso, ovvero uno spostamento dalla visione dell’arte come costruzione/produzione a quella di “processo”. (…).

 

Roberto Lacarbonara



2014

Carlesso - Visione complessiva Carlesso - Monografie und Werkübersicht

Carlesso - Monograph and Survey 

(edizioni: italiano, inglese, tedesco)

A cura di Markus Klammer

Testi di David Anfam, Giuliana Carbi, Markus Klammer, Adrian Locke

Fotografie di Piero Casadei, Massimo Crivellari, Britta Lauer, Matteo Carlesso, Katarina Brešan ed altri

Copertina rigida

256 pagine

Hatje Cantz Verlag, Ostfildern

 

Monografia dedicata ai primi trent’anni di attività con un’ampia raccolta di sculture e contributi teorici che illustrano lo sviluppo della ricerca artistica dello scultore.


Tutto è uno e pars pro toto

Gianpietro Carlesso: la scultura come esperienza del mondo

 

(…). Il lavoro di Carlesso nasce negli anni Ottanta a partire da una dinamica tra opera singola e ciclo tematico senza per questo annullare l’autonomia di ogni singola scultura. Solo una panoramica della sua opera, tuttavia, può dar conto della complessità e delle connessioni tematiche generali. Invece del rifiuto della figura tipico dell’arte moderna - come nell’astrazione radicale - Carlesso adopera un procedimento plastico, che nell’unione di parti e materiali diversi si mantiene fedele all’oggettualità di una scultura in uno spazio reale, ma allo stesso tempo cancella progressivamente le norme e i limiti dell’organizzazione tridimensionale dello spazio e del tempo. (…). In ultima analisi, le Curvature sono immagini immanenti, distanti da ogni apoteosi o mito di creazione. Chiare manifestazioni visive del finito e dell’infinito, esse ci mostrano che viviamo nel finito e ci permettono di capire l’infinito. Di umano resta il nostro fare il possibile per trattenerlo.

 

Markus Klammer


Catturare la pietra

 

(…). Carlesso crea in modo artigianale sculture che hanno in sé il movimento e i suoni che Ruskin percepiva nella struttura del paesaggio montuoso. Al tempo stesso, grazie agli audaci interventi di riduzione della pietra e ad altre tecniche assai dispendiose in termini di tempo, le sue opere dimostrano tutta la verità del detto di Robert Browning: il meno è più. (…).

 

David Anfam


Χῶροφύλαξ

Custode del luogo

 

(…). Gli effetti del contatto con questi diversi luoghi perdurano, si intrecciano modificati dalle nuove suggestioni e stratificano la ‘specialità’ individuale della riflessione sul fare scultura di Carlesso.

Una specialità che trova infatti fondamento, a mio avviso, proprio nella domanda di come la Scultura, in quanto oggetto materiale finito, possa trattenere al massimo grado possibile il legame con la Natura, generatrice di ogni materia prima.

In questa riflessione diverse componenti del pensiero dell’artista portano a produzioni formali dissimili, ma possiamo dire che tutte queste prove si caratterizzano per il loro sintonizzarsi su un comune obiettivo: dare ‘rappresentazione’, attraverso il linguaggio

artistico contemporaneo, allo stupore immutato nella storia umana per l’energia della terra. (…).

 

Giuliana Carbi


La liquidità della pietra

 

Le sculture realizzate da Carlesso durante la fase matura della sua carriera sembrano vertere su tre temi  fondamentali: materia, forma e luogo, ai quali si potrebbe aggiungere quello della dimensione. Ciò che risulta chiaro è che pur riconoscendo la potenza e l’influenza del mondo naturale, il lavoro di Carlesso rimane comunque ancorato al rapporto uomo-natura e agli interventi dell’uomo sul paesaggio.

 

Adrian Locke



2011

Gianpietro Carlesso - Curvature

A cura di Giuliana Carbi

Testi di Giuliana Carbi e Carlo Berardi

(italiano / inglese)

Fotografie di Massimo Crivellari, Piero Casadei, Matteo Carlesso, Katarina Brešan e altri

Catalogo esposizione

88 pagine

Edito da Trieste Contemporanea, Trieste

 

Sintesi del percorso artistico dell’autore. Viene presentata una prima selezione della serie “Curvature”.


La materia respira

 

(…) Queste Forme, una volta immesse nella Fisicità dello Spazio, si comportano come addensatori di astrazione anche rispetto allo spazio stesso. Sospende il fiato dello scultore (assieme al nostro) il fatto che allora, per il cambiamento “ambientale” di cui sono agenti, esse perdono gli orientamenti dell’alto e del basso (che ancora avevano i tappeti o i semi) e si trasforma il loro “dentro” più intimo e impenetrabile. Lo spazio  concreto, rimanendo ovunque leggero, non solo non è più in grado di “bagnare” gli oggetti immersi in esso ma risale alla sua antica teoria generale per dialogare direttamente con la materia originaria di Quel nastro, affrancato ora, nella visione, dalla gravità e dalla necessità di ancoraggio. (…).

 

Giuliana Carbi



2007

La memoria del bosco - Isola felix

(edizioni: italiano, inglese) 

Testi di Gianpietro Carlesso, Bruno D’Udine, Gianpietro Sono Fazion, Cristina Feresin, Massimo Mercati

Fotografie di Massimo Crivellari

Copertina rigida

24 pagine

International Lecture on Nature and Human Ecology, Aboca Edizioni, Sansepolcro.

 

Due grandi opere in legno: un grande seme in legno di quercia e un’isola galleggiante su un lago alpino. Dialoghi tra arte e natura.


Tutto deve partire dalla terra

(Costantin Brancusi)

 

(…). L’autore ha sempre guardato al contrasto tra pieni e vuoti, tra luce e ombra, con un linguaggio aspro e severo, evidenziato anche dalla gravità della massa materica pensata in rapporto dinamico con lo spazio circostante.

Questa volta Gianpietro Carlesso si concentra sulla creazione di volumi interni, non forme ma spazi che possano rimanere intrappolati, bloccati per trattenere l’indispensabile, l’essenziale.

 

Cristina Feresin


Isola Felix

(…). La luce, energia primaria permette la percezione della vita che è sempre in movimento in una danza cadenzata da un ritmo biologico. A settembre in montagna la lente è chiara e i raggi del sole incidono la terra. Rivelandola.

Gianpietro Sono Fazion mi scrive:

abbiamo ancora bisogno della bellezza… per essere felici!

 

Gianpietro Carlesso


(…). Descrivendo la scultura, la critica dell’arte Silvie Aigner nota: “la cellula, fatta di tronchi, è descritta nel momento della duplicazione, quando il futuro diviene possibile. La scultura sembra dunque un prologo a ciò che è ancora in divenire, uno svelarsi della natura, alludendo anche a temi molto ampi fino ad includere un riferimento alle inquietanti moderne tecnologie geniche.

Al momento della divisione della cellula, come rappresentato nella scultura, il mondo non è ancora nè salvato nè condannato: porta dentro di sé le potenzialità negative, ma anche quelle positive!”

A commento della sua scultura Gianpietro Carlesso dice: “Alla fine, la coscienza dell’individuo determina la qualità del mondo”.

 

Bruno D’Udine 



2005

Promemoria

A cura di Sarival Sosič

Testi di Alexsander Bassin e Bruno Bandini 

(sloveno / tedesco / inglese)

Fotografie di Massimo Crivellari

Catalogo esposizione

96 pagine

Mestna Galerija Ljubljana

 

Attenzione particolare al concetto di memoria insito nella natura. Le opere sono documentate nell’esposizione personale sviluppata in varie zone della città di Lubiana. 


The Revelation of Nature

 

(…). Could Carlesso’s most recent work be one of the small, euphoric utopias of a great sculptor, or, in other words, why should one always “keep up with the times, if the times be wrong?”

 

Aleksander Bassin


The Origin of Form

 

(…). Carlesso’s sculptures are almost an attempt to establish a dialogue with a nature that is separate from the subject, something that is never thought of as a space where we impose our idea of form and our system of meanings. Nature is time, it is memory, it is soma, body, life, potentiality that confronts us and completes us. It is tension and fluidity, it is the home of energies, whose density and dilation entwine, where grace and stupefaction have the upper hand. (…).

 

Bruno Bandini 



2004

Antaetna - Mutazioni

Testi di Gottlieb Leinz, Barbara Lipps-Kant 

(tedesco / italiano)

Fotografie di Massimo Crivellari

Catalogo esposizione

96 pagine

Galerie Ewald Karl Schrade, Karlsruhe & Mochental bei Ehingen - Donau e Galerie Winkelmann, Düsseldorf

 

Voglia di provocare tramite immaginazione e materiali: il senso di contraddizione è tipico dello spirito dell’arte. Il piccolo volume accompagna due esposizioni in Germania. 


Fiori nella pietra

(…). Le opere recenti in bronzo ora esposte risalgono ad una rinnovata sintesi tra natura e materia, respiro e ritmo, in armonia con vegetazioni insolite e figurazioni vegetali di origine esotica. Appartengono a questa luce, questo colore saturo e questo poaesaggio segnato dal vento e dal caldo, nel quale risplendono ancora una volta le “forme artistiche della natura” cercate da Haeckel come esseri autonomi: privi di radici e di carattere fluttuante si attengono più al mare e al battito delle onde che alla scura terra avvinghiante. Le forme degli steli e delle foglie, nella maggior parte di piante cactus, comunicano con le formazioni dure e impenetrabili della pietra come se questa fosse l’humus della loro vita. (…).

 

Gottlieb Leinz



1999

Carlesso

Testo di Lorella Scacco 

(italiano / inglese)

Fotografie di Piero Casadei,

Romano Ferlan, Giancarlo Pettarini e altri

Catalogo esposizione

48 pagine

Zonca & Zonca, arte moderna 

e contemporanea, Milano

 

Una nuova fase di lavoro definito delle “integrazione” per l’esposizione personale presso la galleria Zonca&Zonca.

Il mondo minerale e il mondo vegetale si integrano cercando nuovi paesaggi.


Integrazioni

(…). Per Carlesso la natura è all’origine dell’astrazione. Nella storia dell’arte del ‘900 basti ricordare come Piet Mondrian  e Henry Moore siano giunti all’astrazione pittorica e scultorea: il primo è partito strutturalizzando la forma dell’albero, mentre l’altro dalla figura umana. La natura è un organismo che ci avvolge, ci ingloba, e con cui gli artisti non possono fare a meno di confrontarsi.

La natura è il primordiale, cioè il

non-costruito, il non-istituito.

Da qui nasce l’idea di un’eternità della natura. e cioè di un eterno ritorno, di una solidità, a cui l’uomo fa appello, proprio per il suo essere una presenza costante, perpetua, ciclica. (...).

 

Lorella Scacco



1998

Nero Africa

Eine Skulpturegeschichte

Story of a Sculpture

Storia di una scultura 

Testi di Claudio Cerritelli e Peter Weiermair 

(tedesco / inglese / italiano)

Fotografie di Romano Ferlan

Copertina rigida

106 pagine

Galerie Sander, Darmstadt

 

Genesi di una scultura documentata in tutte le sue fasi: dall’estrazione del monolite in Zimbabwe al collocamento dell’opera finita in Germania.


(...). La qualità di “NeroAfrica” sta nella potenza incombente del granito nero che non ammette interferenze intorno al proprio “farsi luogo”.

Essa è indubbiamente una delle opere più intense che siano uscite dalle mani dello scultore italiano, racchiude la complessità della sua ricerca nella sintesi delle metamorfosi immaginative. (...). 

 

Claudio Cerritelli, luglio 1998


La scultura in analogia con la natura

(…). Carlesso è uno scultore, un artista che lavora con il più vecchio e conosciuto materiale usato nell’arte.

Egli porta avanti con impeto sentimentale la tradizione della scultura mediterranea. Questo continuo apporto di innovazioni in un campo artistico che oggi suggerisce ben poche possibilità di sviluppo, è una qualità di questo artista poichè il suo linguaggio ha introdotto nuovi aspetti nel canone tradizionale. (…).

Carlesso si trova alla fine della lunga tradizione della scultura europea. Le sue opere sono piene di forza e nel contempo eleganti, piene di contesti semantici che non devono le proprie origini alla semplice retorica oppure alle tradizionali forme vuote, ma alle analogie con la natura in relazione alla quale pone anche l’uomo. 

Proprio l’opera di Darmstadt evidenzia queste qualità e la storia della sua creazione lo documenta.

 

Peter Weiermair



1997

Gianpietro Carlesso

Galerie Schloß Mochental

Testo di Agnes Kohlmeyer 

(tedesco / inglese / italiano)

Fotografie di Piero Casadei

Catalogo esposizione  

48 pagine

Galerie Schloß Mochental, Ehingen - Donau

 

Le prime sculture in pietra lavica dialogano con le sale barocche della galleria Schloss Mochental di Evald Schrade.


Il potere delle pietre

 

(...). Al rapporto tra opera e natura è richiesto di apparire immediatamente percepibile. Per Carlesso non valgono le regole filosofiche del filosofo Jacques Derrida in merito al titolo “Decostruzione” che contraddistingue un intero gruppo di suoi lavori, quanto piuttosto il gesto del “togliere via” e, da questo, del dare forma a nuove relazioni. Su questo esclusivamente deve rivolgersi l’attenzione dell’osservatore, sull’opera e su quanto attorno ad essa è accaduto.

 

Agnes Kohlmeyer, luglio 1997



1996

Gianpietro Carlesso

Sculture 1990-1996

Testo di Alessandro Sibilia 

(italiano / inglese)

Fotografie di Piero Casadei

Catalogo esposizione

72 pagine

Aga Edizioni, Alberobello

 

La pubblicazione documenta l’esposizione realizzata ad Alberobello.

Immagini in bianco e nero per sculture in pietra e bronzo collocate tra i vicoli dell’Aia piccola.


Le possibilità della materia

Una passeggiata tra trulli e marmi

 

(…). È lo “spazio vuoto” racchiuso dal pieno della struttura tridimensionale che in scansione ritmica definisce la forma della serie delle “Decostruzioni”. È inoltre lo stesso artista a parlare di “architettura dello spazio assorbito”, ricollegandosi peraltro ad un tema di ricerca tradizionale in scultura e di cui possiamo rintracciare i nobili antecedenti nelle creazioni di H. Moore ed in modo forse più vicino alle prove di Carlesso in E. Chillida.

L’equilibrio tra vuoti e pieni diventa quindi il nodo attorno al quale si sviluppano i tentativi e le realizzazioni delle ultime opere: equilibrio tra forze opposte reso inoltre affrontando e sfruttando le caratteristiche proprie della pietra, materia che sotto le mani dello scultore diventa docile e disponibile ai più arditi contorcimenti, prendendo le forme più disparate che di volta in volta evocano lontane parentele con misteriose creature del mando naturale vegetale o animale.

(…).

 

Alessandro Sibilia



1994

Gianpietro Carlesso

Decostruzioni 1991-1994

Testi di Hans Joahim Sander e Marianne Hoffmann 

(tedesco / inglese)

Fotografie di Piero Casadei

Copertina rigida

Catalogo esposizione

88 pagine

Galerie Sander, Darmstadt

 

Edizione in lingua tedesca del volume dedicato alle “Decostruzioni” per la personale allestita alla Galerie Sander.


“Un corpo è qualcosa che ha una lunghezza, larghezza e profondità”. 

(Euclide) 

 

Le opere di Gianpietro Carlesso

 

Le opere di Carlesso catturano lo spazio, lo concepiscono come palcoscenico facendole risaltare nella loro interezza. Ma non basta; mentre catturano lo spazio, ne permettono la sua creazione. In questo modo, Carlesso conserva intatta la contraddizione nella materia, la trasforma in esistenza estetica, inverte il solido rapporto funzionale. La materia appare fluida e arrotondata, piegata e spezzata, leggera e plasmabile, pur essendo dura, fragile e pesante. Le sue opere mettono in evidenza il pensiero dell’ambivalenza delle contraddizioni, della pesantezza da un lato e del movimento leggiadro dall’altro.

 

Marianne Hoffmann



1994

Gianpietro Carlesso

Decostruzioni 1991-1994

Testi di Mary de Rachewiltz e Enrico Mascelloni 

(italiano / inglese)

Fotografie di Piero Casadei

Copertina rigida

Catalogo esposizione

88 pagine

Comune di Fabriano, Fabriano

 

L’esposizione personale pubblica allestita all'interno del suggestivo Chiostro del Buon Gesù a Fabriano descrive in forma ampia il periodo delle “decostruzioni”.


Il gesto e la memoria

 

(...). Una dimensione potente e solitaria che attraversa i movimenti e le tipologie, e che si può riscontrare in Martini come in Leoncillo, in Long come in Merz, in Wotruba come in Guerrini. È la capacità di aggredire lo spazio e di modellare (o qui sarebbe forse più giusto dire “scalpellinare”) il tempo, della quale sembra essere ben munita anche l’arte di Carlesso. Egli, con l’arcaicità del suo gesto originario, appartiene ad una storia lunghissima e con ciò rischia fersino di finire tra le fila degli scultori ad oltranza, di quelli che l’accetterebbero solo per la sua apparenza convenzionale. Al polo opposto e complementare si colloca chi gradisce la scultura solo a condizione che non abbia, tipologicamente e materialmente, alcuna somiglianza con la prima. Ambedue sono le polarità di un fantasma, ed il rischio più grosso di ogni lettura critica dei lavori di Carlesso è quello di farli finire nell’orbita spetrale della suddetta dicotomia.

Evitando tale “deproblematizzazione”, se ne può percepire al meglio anche la ricchezza delle trame materiche e la preziosa durezza dei materiali. Si può cogliere in tutta la sua forza l’impatto del vuoto che percorre le teorie ricurve, altrimenti spigolose, della pietra; esso stesso, concettualmente, peso e volume; in quanto è ciò che sostituisce la “naturalità” originaria in cui il materiale riposava stupido e greve. Il vuoto si produce da un gesto che ha “tolto”, e togliendo ha consegnato al mondo la violenza della forma e la memoria di quel gesto.

 

Enrico Mascelloni


Carlesso

Ho visto nascere una forma tutta d’oro che si andava trasformando nelle ossa di una madre che porta il figlio in grembo. Le braccia attorno al figlio sulle ginocchia. La danza di un corpo che prega. La grotta che si illumina di sacro fuoco e che concepisce una nuova forma e si ripiega. Dicevo: “mi piace l’oro”. Ma l’artista “No. Deve essere nera”. E astratta?

Da lontano spiavo l’uomo che assorto lavorava. Col sudore della fronte. Non di solo pane. È la visione, la visione della pietra nera, che lima. Notte e giorno lima. La perfetta proporzione prende forma. Uno spirito aleggia sulle mille pietre che attendono il cesello. Lo spirito creativo veglia sui menhir di pietra grigia.

Gli uomini del sud, se parlano d’arte la soppesano in mano e stringendoti il polso ti conducono a toccare spigoli e curve. Un Carrieri non c’è più, ma al solo ricordo sento zampillare la sua risata. Lui troverebbe il modo di far vedere a tutti, concretamente, sospesa sull’abbacinante sabbia del deserto tremolare l’IDEA del tempio perfetto che ora qui si posa, placida solidità di grigio, sull’erba.

Lascia un vuoto Carrieri, con lui vorrei parlare di Carlesso, ascoltare il suo occhio che scorre sulla superficie, entrare con lui nella forma. Penso che direbbe: la scultura se lo mangia vivo, con me dentro come un topo nel buco di gruviera. La scultura di Carlesso ci divora.

A Londra Pound parlava di una vulva passiva e io qui parlo di una lignea testa quadrata in cui conficcare un cuneo di pietra nera affinché si apra uno spazio verde su cui posare l’anima bianca del marmo che salirà, via lattea, al cielo.

Così l’aria si purificherebbe dai millenni di bavose lumache brune e canterebbero  irrequieti i grilli sul prato raso dove riposa granitica la TOMBA DEL GUERRIERO, guscio e corazza che porta l’urgente inseguire del torrente montano, la cascata limpida levigando la roccia. Crogiolo di nuove forme da denudare. Un creare magnetico. Pura forma, pura luce che piega.

 

Mary de Rachewiltz



1993

Gianpietro Carlesso - Sculture

Testo di Markus Klammer

Fotografie di Piero Casadei

72 pagine

Galleria d’Arte Niccoli, Parma

 

Catalogo realizzato per la Galleria Niccoli di Parma. È il frutto di una significativa collaborazione con l’amico e fotografo Piero Casadei.


Pienezza e vuoto come simbolo del tutto

 

(...). Sebbene ogni singolo lavoro presenti dunque una sua plasticità compiuta e a sé stante, la serie non rappresenta però una ripetizione arbitraria di un modello fondamentale nella struttura e nella costruzione. Si tratta piuttosto di uno spettro di accenti, che si muove fra l’eleganza e la scabrezza, fra la qualità materica e l’assenza della materia, uno spettro che trova la sua definizione appunto nella serie, la quale, rifuggendo ogni ripetizione, può espandersi solo in maniera limitata. (...).

 

Markus Klammer



1993

Gianpietro Carlesso / Christian Cassar  Due scultori altoatesini / Zwei Südtiroler Bildhauer

A cura di Pier Luigi Siena

Testi di Markus Klammer e Phoebe Tait

(tedesco / italiano)

Fotografie di Piero Casadei

Catalogo esposizione

48 pagine

Museo d'arte moderna, Bolzano

 

La pubblicazione mette a confronto nelle sale del Museion le opere scavate nella pietra di Carlesso e i ferri assemblati di Christian Cassar.


(...). A me pare che in questi lavori si possa vedere la percezione dell’artista estremamente attiva e fluida, eppure controllata, dell’esigenza oggi nell’arte di un dialogo tra un’estetica naturalistica ed espressiva e delle forme più concettuali e razionaliste. Un dialogo che occasionalmente è anche un confronto che, se visto come microcosmo della società in genere, può essere altamente distruttivo.

Le polarità Dionisio/Apollo dell’arte vengono estese al lavoro di Carlesso per illuminare le polarità al di sopra della scultura stessa: come l’artista fà con la materia grezza, così la materia è scomposta e diventa qualcos’altro.

 

Phobe Tait



1992

Gianpietro Carlesso

Testi di Marisa Vescovo e Giulio Blasi

(italiano / inglese)

Fotografie di Britta Lauer, Francesco Stragapede, Piero Casadei, Marino Andolfato, Archivio Torre di Nebbia

Catalogo esposizione

Palazzo dei Diamanti, Ferrara

48 pagine

Torre di Nebbia Edizioni, Altamura

 

L’osservazione del paesaggio arcaico della Murgia offre lo spunto per una nuova serie di sculture. Il catalogo edito per l’esposizione personale a Palazzo dei Diamanti di Ferrara si focalizza in particolare sulle accumulazioni entropiche di cunei.


Cataloghi, sculture, narrazioni 

 

(...). La poetica esplicita di Carlesso - quello che lui stesso elabora, non quella che gli si attribuisce nell’interpretazione - ha ha un contenuto esistenziale. Punta molto su una comprensione etica del lavoro artistico e sull’idea che tale lavoro permetta di trasferire senso anche ai problemi e alle relazioni che ne costituiscono l’oggetto. Ciò che pare significativo, osservandolo più la sintassi che il senso di questo lavoro, è che una simile poetica riesce a produrre un’auto-osservazione del lavoro artistico che costruisce, allo stesso tempo, un riferimento problematico all’”ambiente” della scultura.

 

Giulio Blasi



1991

Gianpietro Carlesso

Testi di Gottlieb Leinz, Marisa Vescovo, Phoebe Tait 

(tedesco / inglese / italiano)

Fotografie di Thomas Groth, Britta Lauer, Marino Andolfato e altri

Catalogo esposizione

40 pagine

Gallery 44, Kaarst

 

Marisa Vescovo definisce in modo efficace e definitivo le sculture di questo periodo con il termine di “solido-molle”. 

Alcuni di questi lavori sono raccolti nel volume realizzato per la personale alla Gallery 44 di Helme Prinzen.


Solido-Molle

 

(...). Carlesso mostra concretamente, con il lavoro, di aver capito che il compito dell’artista odierno è forse quello di rinnovare la visibilità di ciò che sfugge al nostro sguardo, di trovare una nuova “figurabilità” all’interno del “mater materia”, e quindi di proporre una “diversa visibilità del mondo”.

L’eros, che muove le fibre più intime dell’artista, arriva alle radure dove simboleggiante e simboleggiato coincidono, dove materialità e spiritualità celebrano la loro unione. L’arte non appartiene al mondo del soprasensibile, poichè non può far altro che riplasmare il personale incontro dell’artista con il mondo: mondo e arte non sono separati, nè tantomeno opposti, ma passano invece l’uno nell’altro, e il corpo e la mano è il loro tramite amoroso.

 

Marisa Vescovo

 



1990

Gianpietro Carlesso

A cura di Gottlieb Leinz

Testo di Ruggero Pierantoni

(tedesco / italiano)

Fotografie di Britta Lauer, Thomas Groth

e altri

Catalogo esposizione

44 pagine

Wilhelm-Lehmbruck-Museum, Duisburg

Sculture prevalentemente in marmo, anche di grandi dimensioni, realizzate nelle acciaierie Krupp di Rheinhausen. Volume monografico per l’esposizione al Wilhelm Lehmbruck Museum a conclusione dello Stipendium 1989-1990 della città di Duisburg.


Della gravità

 

Non c’è dubbio che Carlesso si muova con un tempo diverso da quello in cui la gente é comunemente immersa. Ha molto tempo davanti e direi attorno. Una sorta di tempo del contadino che sa che la fretta non farà altro che uccidere la pianta e che il correre non farà venir la pioggia, né interrompere la grandine che cade e che taglia. Anche il tempo di chi sa che un’azione fisica richiede una quantità precisa di energia sciolta nel corrispondente volume di tempo. Troppa energia in poco tempo é veleno mortale, l’opposto é sonno senza sogni. In breve il tempo che mi é sembrato vedergli attorno é quello che ci vuole per lavorare. Ma non il lavoro araldico del computer o del timbro o il passar carte o il vendere o l’acquistare simboli e allegorie dell’essere.

 

Ruggero Pierantoni



1989

Gianpietro Carlesso - Skulpturen

A cura di Hans-Joahim Sander e Ute Ritschel 

Testo di Marisa Vescovo 

(tedesco / italiano)

Fotografie di Thomas Groth

Catalogo esposizione

36 pagine

Galerie Sander, Darmstadt

 

In risalto l’Iceberg e alcune sculture e rilievi in marmo bianco nella prima esposizione tedesca presso la Galerie Sander di Darmstadt.


La soglia dello stupore

 

(…). L’attuale lavoro di Gianpietro Carlesso è in stato di mutazione: sente, nel presente, la volontà di cambiare la “vita” della scultura per darle una carica e un “peso immateriale” che enfatizzi le sue tensioni interne ed esterne. La scultura diventa un crogiolo dove la “materia” perduta la sua fisicità, si scopre animata, feconda di un’attivazione continua. Seppure l’artista dall’interno del suo luogo di lavoro che è ora un grande spazio industriale delle acciaierie Krupp di Duisburg attinga alla realtà dei fenomeni produce lavori pieni di stupore, ben comprensibili, ma impregnati di ragioni nascoste, assolutamente “fuori”, o al “limite”, dell’ordinario plastico. Le sue opere, sempre più parallele al piano di appoggio, si danno ora come raffigurazioni animate che sembrano aver vinto tutte le forze di gravità e razionalizzazione visiva. Seppure estremamente essenziali, nascono nell’ambito di un’eccitazione della materia - prevalentemente marmo di Carrara, o pietra, o ferro - e ne evidenzia linee e segni, forme e volumi, epigono di una “strana” evocante natura. Una natura che si presenta come un universo costituito da presenze ineffabili, realtà intangibili, immagini illusorie, evanescenti, qualcosa di simile ad un mondo popolato di spettri e di cetoplasmi, popolato da residui non visibili del visibile. (...).

 

Marisa Vescovo, aprile 1989



1988

Gianpietro Carlesso 

Testo di Marisa Vescovo 

(italiano / inglese) 

Fotografie di Piero Casadei

Catalogo esposizione

40 pagine

Artevalente n. 10

Valente Arte Contemporanea, Finale Ligure

 

Piccolo catalogo per la prima esposizione personale: una serie di sculture caratterizzate dalla composizione di materiali diversi: pietra, legno, ferro e vetro.

 


(…). Un altro esempio di questo modo di procedere si trova in: “Sub-lunare”, un’opera in cui Carlesso porta ancora una volta in scena un’idea di sospensione. Sospensione che nasce da un incastro plastico, e aereo, di materiali diversi, che vanno dal ferro alla pietra, eppure ci appaiono portatori di una materialità leggera, elastica. (…).

 

Marisa Vescovo, aprile 1988



 

 

 

 

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